Pubblicata nel 1795, La filosofia nel boudoir è una delle opere più provocatorie del Marchese de Sade. Presentata in forma di dialoghi e di scene teatrali, l'opera mette in scena un'educazione libertina nella quale i protagonisti discutono apertamente di morale, desiderio, religione, politica e natura umana.
Al centro del libro non c'è soltanto la provocazione erotica. Attraverso i discorsi dei personaggi, de Sade porta alle estreme conseguenze una concezione secondo la quale l'individuo dovrebbe liberarsi delle norme morali imposte dalla società e seguire le proprie inclinazioni.
Il risultato è un testo radicale e volutamente scandaloso, nel quale filosofia, erotismo e critica sociale si intrecciano continuamente. La lettura permette di confrontarsi con alcune delle idee più controverse dell'Illuminismo e con una delle espressioni più estreme del pensiero libertino.
Donatien-Alphonse-François de Sade (1740–1814), noto come Marchese de Sade, fu uno scrittore e pensatore francese. Nato a Parigi in una famiglia aristocratica, condusse una vita segnata da scandali, controversie giudiziarie e lunghi periodi di detenzione. La sua produzione letteraria comprende romanzi, racconti, opere teatrali e testi filosofici nei quali affrontò in maniera radicale temi come la sessualità, la libertà, la religione, la morale e il rapporto tra individuo e società. Tra le sue opere più note figurano Justine o le disavventure della virtù, Le 120 giornate di Sodoma e La filosofia nel boudoir. Trascorse complessivamente molti anni in prigione e morì nel 1814 nell'ospizio di Charenton, vicino a Parigi.