In Justine, ovvero le sventure della virtù, il Marchese de Sade costruisce una storia nella quale questa domanda diventa il centro di una lunga serie di prove e disgrazie. Justine è una giovane donna che, dopo aver perso i propri genitori, sceglie di rimanere fedele ai principi morali nei quali crede. La sua storia, però, sembra dimostrare continuamente il contrario di ciò che si aspetterebbe: le persone virtuose soffrono, mentre quelle che agiscono senza scrupoli spesso ottengono vantaggi e successo.
Attraverso le avventure della protagonista, de Sade mette in discussione alcune delle convinzioni morali più radicate nella cultura europea: l'idea che il bene venga ricompensato, che il male venga punito e che esista un ordine morale nella natura.
L'opera non offre risposte rassicuranti. Al contrario, costringe il lettore a confrontarsi con un mondo nel quale virtù, piacere, potere, violenza e ingiustizia entrano continuamente in conflitto.
Donatien-Alphonse-François de Sade (1740–1814), noto come Marchese de Sade, fu uno scrittore e pensatore francese. Nato a Parigi in una famiglia aristocratica, condusse una vita segnata da scandali, controversie giudiziarie e lunghi periodi di detenzione. La sua produzione letteraria comprende romanzi, racconti, opere teatrali e testi filosofici nei quali affrontò in maniera radicale temi come la sessualità, la libertà, la religione, la morale e il rapporto tra individuo e società. Tra le sue opere più note figurano Justine o le disavventure della virtù, Le 120 giornate di Sodoma e La filosofia nel boudoir. Trascorse complessivamente molti anni in prigione e morì nel 1814 nell'ospizio di Charenton, vicino a Parigi.