Nel 1293, il fallimento di un'invasione mongola inviata da Kublai Khan diede a un astuto principe giavanese l'occasione di costruire uno dei più grandi imperi del sud-est asiatico. Questo libro racconta la storia di Majapahit, il regno induista-buddista sorto da quel caos, che estese la propria influenza su centinaia di isole, da Sumatra alla Nuova Guinea, un secolo intero prima che le navi europee raggiungessero la regione. Segue Gajah Mada, il primo ministro di origini popolari che giurò di non riposare finché l'intero arcipelago non avesse risposto al suo re, e l'età dell'oro costruita insieme al giovane sovrano Hayam Wuruk, celebrata in una fastosa poesia di corte che descrive processioni, templi e una raffinata burocrazia. Il libro non evita i capitoli più torbidi: un matrimonio reale finito in un massacro, guerre di successione dopo la morte dei suoi due grandi protagonisti, e la lenta diffusione dell'islam nelle città portuali, destinata infine a eclissare l'antica corte induista-buddista. Incrociando l'archeologia della capitale sepolta di Trowulan con le cronache di corte, il libro separa la storia verificabile dalla leggenda di cui le generazioni successive ebbero bisogno. Perché secoli dopo, i nazionalisti indonesiani avrebbero invocato Majapahit come prova che l'arcipelago era già stato unito, trasformando il motto di una corte medievale nelle parole incise sullo stemma della nazione moderna.
Nel 1293, il fallimento di un'invasione mongola inviata da Kublai Khan diede a un astuto principe giavanese l'occasione di costruire uno dei più grandi imperi del sud-est asiatico. Questo libro racconta la storia di Majapahit, il regno induista-buddista sorto da quel caos, che estese la propria i...