Ogni volta che un attentato viene compiuto in nome di Dio, la domanda torna a imporsi — e quasi sempre riceve la stessa risposta frettolosa: si prende una sola fede, la si processa allineando i suoi versetti più cupi come capi d'accusa, e il verdetto è servito. Ma è esattamente così che ragionano i reclutatori del terrore: il fondamentalista e il suo nemico più feroce leggono il libro sacro nello stesso identico modo.
Questi libri sono pericolosi? La prima parte dell'opera, La spada e il sacro, mette a confronto cinque grandi tradizioni — ebraismo, cristianesimo, islam, induismo, buddhismo — e i loro testi più sanguinari, per dimostrare una tesi tanto scomoda quanto documentata: nessuna religione è «il problema». La violenza sacra non nasce da una fede particolare, ma da un modo di leggere e da una forma mentale che può rivestirsi di qualunque credo, e perfino di abiti laici. La vera frattura non corre tra le religioni, ma dentro ciascuna di esse.
E se non è la violenza, che cosa ha reso la Bibbia e il Corano i libri più diffusi nella storia dell'umanità? Sono stati i versetti più feroci a renderli immortali? L'uomo è attratto dal male — o dal sublime e dal terribile?
La seconda parte, Il fascino del terribile, smonta una delle idee più diffuse e più false: che a tenerci avvinti a quelle pagine sia un oscuro richiamo dell'orrore. Non è il male ad affascinare. È il terribile: la grandezza che ci sovrasta, il sublime che dà la vertigine, la franchezza assoluta con cui questi testi dicono tutto ciò che siamo, l'ambiguità che li rende inesauribili, il suono che li incide nella memoria. Capire perché miliardi di persone non smettano di leggerli non significa diagnosticare una malattia, ma riconoscere una risposta profondamente umana alla potenza reale della parola sacra.
La terza parte, Interpretazione sull'essenza dei testi sacri, compie l'ultimo passo: dalla paura allo stupore, fino alla serenità. Una proposta su come accostarsi oggi a un libro antico senza isolarsi e senza tradire né la fede né la ragione, distinguendo ciò che è messaggio eterno da ciò che è soltanto storia.
Tre parti, un solo cammino: dalla diffidenza alla pace, passando per la meraviglia.
E poi, come suggerisce la conclusione, questo non è soltanto un saggio da leggere una volta: è un promemoria a cui tornare ogni volta che una strage compiuta in nome di Dio ti spinge ad accusare un'intera fede; ogni volta che un passo terribile delle Scritture ti turba; ogni volta che la tua stessa fede comincia a separarti dagli altri; ogni volta che la certezza di avere ragione ti induce a disprezzare qualcuno. Perché le verità che contano non sono quelle che s'imparano una volta sola, ma quelle a cui occorre saper tornare.
Un'opera che non chiede di credere né di non credere, ma soltanto di guardare i testi sacri con onestà — senza lasciare mai che la paura legga le pagine al posto tuo. Perché un libro che ha attraversato i secoli non si lascia ridurre a un'arma, né a un sintomo, né a un regolamento.