Nel 305 d.C., un imperatore romano fece qualcosa che nessun imperatore aveva mai fatto prima: si tolse volontariamente la propria corona e si ritirò a coltivare verdure. Diocleziano racconta la storia del soldato dalmata che salì al trono nel 284 d.C., dopo un secolo di crisi quasi ininterrotta, e concluse che il vecchio sistema, un unico imperatore che governava da solo un vasto impero da Roma, non poteva più funzionare. La sua soluzione fu radicale: la Tetrarchia, un governo di quattro imperatori, due superiori e due subordinati, ciascuno responsabile di un quarto dell'impero e impegnato contemporaneamente su un fronte diverso. Questo libro segue le profonde riforme di Diocleziano, che raddoppiò il numero delle province per impedire a governatori ambiziosi di costruire basi di potere, separò l'amministrazione civile dal comando militare, riformò la fiscalità, e reinventò lo stesso imperatore come una figura distante e quasi sacra, circondata da un elaborato cerimoniale di corte, reazione deliberata a decenni di sovrani assassinati da soldati troppo familiari. Esamina onestamente il capitolo più oscuro dell'epoca, la Grande Persecuzione dei cristiani avviata nel 303 d.C., accanto a successi autentici come frontiere stabilizzate e una burocrazia funzionante e duratura. Si conclude con il ritiro quasi incredibile di Diocleziano nel suo palazzo fortificato sulla costa adriatica, celebre per aver preferito i cavoli al potere, proprio mentre il sistema di successione che aveva costruito con tanta cura cominciava a sfaldarsi alle sue spalle. Diocleziano sostiene che questo imperatore sottovalutato, più di ogni altro, costruì lo scheletro amministrativo che avrebbe portato Roma attraverso i secoli successivi.
Nel 305 d.C., un imperatore romano fece qualcosa che nessun imperatore aveva mai fatto prima: si tolse volontariamente la propria corona e si ritirò a coltivare verdure. Diocleziano racconta la storia del soldato dalmata che salì al trono nel 284 d.C., dopo un secolo di crisi quasi ininterrotta, ...