Come fa una nazione civile a trasformarsi in una macchina della crudeltà?
Nel gennaio del 1933, i tram continuavano ad arrivare puntuali a Berlino. I caffè erano pieni. I bambini andavano a scuola. I professori tenevano le loro lezioni. I negozianti aprivano le loro botteghe. La maggior parte dei tedeschi credeva che le istituzioni del proprio paese avrebbero resistito.
Sei anni dopo, l’Europa si trovava sull’orlo della catastrofe.
In Under the Reich: Six Years in the Devil’s Workshop, Elliot J. Ward offre un racconto avvincente e profondamente umano di come fu costruita la Germania nazista — non in un unico momento di violenza improvvisa, ma pezzo dopo pezzo, legge dopo legge, silenzio dopo silenzio.
Attraverso una narrazione intensa basata su documenti storici, diari, atti governativi, testimonianze dei sopravvissuti e resoconti dell’epoca, Ward conduce il lettore dentro la vita di persone comuni che assistono al crollo della democrazia:
il professore convinto che la crisi passerà,
l’operaio che crede che gli estremisti possano essere controllati,
il negoziante che sceglie di non esporsi,
i funzionari che scendono a compromessi “solo questa volta”,
e i cittadini che vedono sparire i propri vicini continuando a convincersi che la vita sia ancora normale.
Dall’incendio del Reichstag e dalla Legge dei pieni poteri a Dachau, ai roghi dei libri, alla Notte dei lunghi coltelli e alla macchina della propaganda e della paura, Under the Reich mostra come l’autoritarismo non si presenti già completo e definito: viene costruito gradualmente, attraverso la partecipazione, l’esaurimento, la paura e l’obbedienza delle persone comuni.
Questa non è semplicemente una storia della Germania nazista.
È un monito su come le società libere finiscono per arrendersi da sole.