Con i Due trattati sul governo , John Locke affronta queste domande proponendo una concezione del potere politico fondata sui diritti naturali, sulla libertà dell'individuo e sul consenso dei governati. Pubblicata nel 1689, l'opera rappresenta uno dei testi fondamentali del pensiero politico moderno e ha avuto una grande influenza sulla successiva riflessione sulla libertà e sul governo.
Nel primo trattato Locke critica la teoria secondo cui il potere dei sovrani deriverebbe direttamente da Dio e sarebbe trasmesso attraverso la discendenza. Nel secondo sviluppa invece una teoria positiva della società politica: gli uomini, nello stato di natura, sono liberi e uguali e possiedono diritti che il governo deve proteggere, in particolare vita, libertà e proprietà.
Il governo non è quindi un potere assoluto. La sua autorità deriva dal consenso della comunità ed è sottoposta a limiti. Quando il potere politico viola sistematicamente i diritti per i quali è stato istituito, Locke riconosce al popolo il diritto di opporsi al governo.
Leggere oggi i Due trattati sul governo significa confrontarsi con alcune delle idee che hanno contribuito alla nascita del liberalismo politico moderno e comprendere meglio concetti come libertà, proprietà, consenso, legge e diritto di resistenza.
John Locke (1632–1704) fu un filosofo e medico inglese, considerato uno dei principali esponenti dell'empirismo e uno dei fondatori del pensiero liberale moderno. Nato a Wrington, nel Somerset, studiò a Oxford, dove approfondì filosofia, medicina e scienze naturali. La sua riflessione si estese dalla teoria della conoscenza alla politica, alla religione e all'educazione. Tra le sue opere più importanti figurano Saggio sull'intelletto umano, Lettera sulla tolleranza e Due trattati sul governo. Le sue idee sulla libertà, sui diritti naturali, sulla proprietà e sul consenso dei governati ebbero una grande influenza sul pensiero politico europeo e americano del XVIII secolo. Locke morì nel 1704 a High Laver, nell'Essex.