ÇUna delle mille!È esclamer qualche frettoloso. Pur troppo! Anzi fra pochi giorni si potr soggiungere: una delle migliaia! E in verit se non avessi dovuto ripensare ad altro che a quanto fu scritto in passato e si scriver ancora in avvenire, nei secoli pi lontani, intorno a Garibaldi, la tentazione di presentarmi anchÕio a questo universale torneo di penne, non mi sarebbe passata pel capo. Soltanto non bisogna dimenticarsi che se la bibliografia di Garibaldi gi grande, e sar tra poco immensa, Garibaldi lo ancora pi. Egli pu dirsi, come il Shakespeare immaginato da Vittor Hugo: infinito come lÕOceano. Invadetelo da tutti i porti: navigatelo, corretelo, frugatelo in tutti i sensi, e vi rester sempre qualche seno nascosto, qualche banco sottacqueo, qualche scogliera inavvertita, dove anche la navicella del pi umile ingegno potr ormeggiarsi e gettar lo scandaglio.
Lo so! non correranno molti anni e ci sar una Letteratura Garibaldina, come ci una Letteratura Omerica, Dantesca, Shakespeariana e via dicendo; ma affinch quella letteratura possa sorgere degna del suo grande tema, ed acquistare un valore reale nella storia della nostra patria e del nostro secolo, occorre anzitutto che il pubblico dei lettori e dei critici non guardi soltanto alla mole dei libri pubblicati sullo stesso soggetto, non li misuri tutti in fascio a occhio e croce, non faccia il viso dellÕarme ad ogni libro nuovo, solo perch viene ad ingrossare la catasta deÕ vecchi. Abbiamo ed avremo la farraginosa compilazione indigesta, e lÕutile compendio popolare; abbiamo ed avremo la pesante orazione accademica, e lo svelto bozzetto giornalistico; abbiamo ed avremo il partigiano panegirico tribunizio e la rabbiosa invettiva clericale; abbiamo ed avremo la scialba fotografia borghese o la pettegola cronica aneddotica, e la sintesi ardita coniata in bronzo, o la greca effigie incisa in cammeo: non abbiamo ancora, ma forse lÕavremo un giorno, la Vita Plutarchiana, il Poema Omerico, o il Dramma Sofocleo; e confido che in questa mondiale biblioteca non si vorr rifiutare lÕentrata anche a questo mio modesto volume, che non ancora, sÕintende bene, la storia; ma che pure aspira, senza jattanza come senza ipocrisia, a tentarne il primo saggio ed a scriverne la prima sillaba.
E forse con ci ho gi detto che questo non un libro dÕoccasione. Egli segue di poche settimane la scomparsa dellÕeroe; ma esso fu meditato e preparato da tempo. Frutto sudato di quasi tre anni di ricerche, di studi, di fatica, esso potr meritare tutte le taccie fuorch quelle della estemporaneit e della fretta. Il culto stesso, che tanto io quanto i miei giovani editori, professiamo alla memoria venerata del grande Patriotta, ci avrebbe sempre preservati da questo sacrilegio. N io avrei mai voluto deporre ai piedi della tomba recente di Caprera il vile tributo dÕuna compaginatura abborracciata, n gli eredi dellÕonorato nome di Gaspero Barbra avrebbero mai consentito a prestar mano ad unÕopera bastarda che, sfruttando una grande popolarit ed una grande sventura, mirasse soltanto ad occupare il gi troppo stipato mercato librario e ad impaniare in una frasconaia di pagine rapinate il pubblico dabbene.
Ben altro fu il mio scopo; ben altra la mia speranza. Ripensando spesso, e come non pensarvi!, a Garibaldi; riguardando a quella nova e portentosa figura di gigante, rifacendo nel mio pensiero il poema di quellÕepica vita, poscia leggendo o rammentando quanto si era scritto di lui in verso e in prosa, mÕera accaduto, in pi dÕun caso, di consentire o dÕammirare; ma poi, riepilogando le cose lette e confrontando il Garibaldi del mio pensiero con quello stampato fin allora neÕ libri, chinavo il capo con un senso di scontentezza e conchiudevo: Eppure in tutti questi volumi cÕ del bello e del buono, ma il Garibaldi vero, il Garibaldi della storia, non del romanzo; della patria, non della parte; dellÕamore, non dellÕidolatria, molto, ma molto lontano di qui.