Per oltre quarant'anni Edgar Cayce si è sdraiato su un divano, ha chiuso gli occhi e ha lasciato parlare una voce che non era del tutto la sua. Da lì sono uscite oltre quattordicimila letture stenografate: diagnosi cliniche, ma anche affermazioni vertiginose su vite passate, sull'Atlantide sommersa e su una «biblioteca cosmica» da cui diceva di attingere ogni sapere.
Dario Arcano non si inginocchia davanti al profeta né lo liquida come un ciarlatano. Smonta l'archivio pezzo per pezzo, separando le profezie fallite dalle intuizioni che hanno anticipato di mezzo secolo la psiconeuroimmunologia. Al centro, il dramma di un uomo diviso in due: un cristiano ortodosso costretto a fare i conti con un dono che la sua stessa fede gli vietava di accettare.
Questo libro non chiede di credere a nulla. Mette davanti un archivio scomodo e una domanda difficile da scrollarsi di dosso: e se certi stati della mente fossero una porta su qualcosa che la scienza non sa ancora spiegare?