Nel 750, i soldati abbasidi diedero la caccia a quasi tutti i membri della famiglia regnante omayyade, arrivando, secondo alcuni resoconti, persino a riesumare e profanare le tombe di califfi ormai defunti pur di assicurarsi che la dinastia fosse davvero finita. Ma prima di quella fine violenta, gli Omayyadi avevano trascorso quasi un secolo a compiere ciò che le sole conquiste arabe iniziali non avrebbero mai potuto realizzare: trasformare un insieme di territori conquistati, dall'Iberia all'Asia centrale, tenuti insieme in modo piuttosto lasco, in un impero autentico e funzionante, dotato di propria moneta, propria lingua amministrativa e propria capitale.Questo libro segue la dinastia omayyade dalla controversa fondazione di un califfato ereditario da parte di Mu'awiya nel 661, attraverso le riforme trasformative di Abd al-Malik, che sostituirono il greco e il persiano con l'arabo come lingua burocratica e introdussero la prima monetazione propriamente islamica, fino alle celebrate realizzazioni architettoniche della dinastia rappresentate dalla Cupola della Roccia e dalla Grande Moschea di Damasco. Esamina le guerre civili ricorrenti, le rivalità tribali e i risentimenti tra i convertiti non arabi che misero costantemente sotto pressione l'impero anche al suo apogeo, e ripercorre la rapida rivolta abbaside che pose fine al dominio omayyade in Oriente nel 750. Si conclude con una delle grandi fughe della storia: quella del giovane principe Abd al-Rahman attraverso il Nord Africa per fondare un nuovo emirato omayyade a Cordova, assicurando che questa dinastia, e il sofisticato sistema imperiale che aveva costruito, sopravvivesse dopotutto, a un oceano di distanza da dove era iniziata.
Nel 750, i soldati abbasidi diedero la caccia a quasi tutti i membri della famiglia regnante omayyade, arrivando, secondo alcuni resoconti, persino a riesumare e profanare le tombe di califfi ormai defunti pur di assicurarsi che la dinastia fosse davvero finita. Ma prima di quella fine violenta, ...