Partendo da un interessante saggio della scrittrice ed esoterista inglese Katharine Emma Mattwood, Guénon ci trasporta a Glastonbury e nella circostante regione del Somerset, che avrebbero costituito, in un'epoca molto remota, un enorme “tempio stellare”, determinato dal tracciato sul suolo di effigi gigantesche rappresentanti le costellazioni e disposte in una figura circolare che è come un'immagine della volta celeste proiettata sulla superficie della terra. L’area di Glastonbury, nota per la leggenda di Giuseppe di Arimatea e del Santo Graal e per le vicende dei Cavalieri della Tavola Rotonda e del Ciclo Arturiano, presenta infatti uno schema di geografia sacra che richiama quelli degli antichi mound-builders dell'America del Nord. La disposizione naturale dei fiumi e delle colline avrebbe d'altronde potuto suggerire questo tracciato, il che indicherebbe che l'ubicazione non fu scelta arbitrariamente, bensì in virtù di una certa “predeterminazione” e di un'arte fondata sui principî della Geometria.
Uno studio, questo di Guénon, sufficiente a mostrare l'ampiezza di un campo di ricerche quasi interamente inesplorato, e a far intravedere le conseguenze che si potrebbero trarre per quanto concerne i legami tra le varie tradizioni e la loro filiazione a partire dalla tradizione primordiale.