Speranza per i sofferenti è stato scritto per chi siede esattamente in quel silenzio: per chi crede ancora in Dio ma non sa più cosa dirGli.
Questo libro non promette che tutto accade per una ragione. Non chiede di sorridere sopra il dolore. Dà invece qualcosa di più solido: la testimonianza schietta delle Scritture, che non arretra davanti alla sofferenza, e la certezza ferma che Dio è più vicino non quando tutto funziona, ma quando tutto si rompe.
Dodici capitoli attraversano quattro fasi. Prima l'ammissione onesta della frattura, perché nessuna guarigione comincia con la finzione. Poi l'incontro con Dio dentro il dolore, con il Suo silenzio che non coincide con la Sua assenza. Poi la guarigione lenta e tutt'altro che ordinata, con le ricadute che non cancellano il progresso. Infine il ritorno alla vita, non senza cicatrici, ma capaci di tendere una mano a qualcun altro.
Agar nel deserto, chiamata da El Roi, il Dio che vede. Giobbe tra le ceneri. Le Lamentazioni, che alla sofferenza danno un linguaggio invece di un rimprovero. Giacobbe che lascia Peniel zoppicando, senza che quella zoppia lo squalifichi da nulla. Paolo che consola gli altri mentre l'afflizione è ancora in corso, non dopo. Ogni capitolo porta un versetto chiave, domande di riflessione da affrontare con sincerità e una preghiera finale da portare con sé.
Il fondamento è la Sacra Bibbia nella Versione di Re Giacomo del 1611, insieme a strumenti di consultazione che hanno servito la Chiesa per oltre un secolo: la Concordanza esaustiva di James Strong del 1890, il Dizionario biblico di M. G. Easton del 1897 e Il Tesoro di Davide di Charles H. Spurgeon, completato nel 1885 dopo vent'anni di lavoro sui Salmi.
Se predichi la domenica su una speranza che tu stesso fatichi a sentire, se accompagni altri nel lutto mentre porti un lutto tuo, se guidi la lode con una ferita che nessuno in sala conosce, questo libro ti raggiunge esattamente lì. Nessuna risposta facile. Nessuna fretta. Soltanto un compagno di cammino per chi è ancora in piedi tra le macerie e non sa quale pezzo raccogliere per primo.
Non devi aspettare di essere guarito del tutto per ricominciare. Devi soltanto continuare a camminare.
Josiah Everstone scrive per chi ama Dio e porta ferite di cui non parla quasi mai. È l'autore di una serie di libri cristiani che affrontano il dolore, il dubbio, la pressione e lo scopo con la stessa sincerità con cui la fede si vive davvero, senza abbellimenti e senza pretendere di avere ogni risposta pronta. Prima di scrivere, ha passato anni ad ascoltare nei banchi di chiesa e nelle conversazioni a quattr'occhi, dove la stessa ammissione tornava sotto forme diverse: la speranza dichiarata in pubblico non sempre coincide con quella che regge in privato alle tre del mattino. Speranza per i sofferenti nasce da quella distanza. Everstone lavora partendo dal testo biblico e dagli strumenti classici della tradizione cristiana, da Spurgeon a Easton, convinto che una consolazione capace di reggere il peso di una vita spezzata debba nascere dalle Scritture e non dai luoghi comuni. Quando non scrive, continua a fare a se stesso le stesse domande che pone ai suoi lettori.