Ero nel mezzo di una riunione importante quando mi arriva una consegna... ma non una consegna qualunque: una bambina. La mia bambina. Una figlia di cui non avevo nemmeno idea che esistesse. Accompagnata da una lettera di una donna con cui avevo passato un weekend più di un anno fa. E che non avevo più sentito né visto da allora. Dubitavo fosse davvero mia figlia.
Cresciuto in affido, saltando da una casa all’altra, non sono mai stato esattamente il tipo ‘papà modello’. Anzi, i bambini non erano proprio il mio forte, e nessuno che mi conoscesse avrebbe scommesso un centesimo su di me come futuro padre.
Così, quando al minimarket una sconosciuta mi fa notare che ho lasciato la piccola incustodita nel carrello mentre cercavo disperatamente di capire la differenza tra pannolini taglia 3 e 4, faccio l’unica cosa sensata: l’assumo come tata.
È bellissima, sembra sapere quello che fa, e io sono disperato. Pensavo fosse la soluzione perfetta.
Avevo torto.
Sofia
Ero a Milano da poche ore ed ero andata al minimarket a comprare delle cose. Non mi aspettavo certo di trovare un uomo attraente con una bambina adorabile nel reparto pannolini. Gli ho chiesto perché aveva lasciato la piccola da sola nel carrello, e lui, senza mezzi termini, mi ha detto di farmi gli affari miei.
Poi ha avuto la sfacciataggine di chiedermi se ne capissi qualcosa di pannolini. Un po’ di esperienza ce l’avevo, quindi l’ho aiutato. E in men che non si dica mi ha offerto un lavoro temporaneo come tata. Avevo bisogno di soldi, quindi ho detto sì. E solo dopo ho capito in cosa mi stavo cacciando, quando ormai era troppo tardi.
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