Nel primo strato ci imbattiamo nell’insistenza di un mezzadro che ci costringe a interrogarci. Perché continuare a prendersi cura di una pianta che non dà ancora frutto? Quell’uomo umile è capace di modificare la storia segnata di un albero sterile, di stravolgere un finale ormai decretato, di piantare nel terreno brullo della vigna una nuova speranza. Sono stato conquistato da lui, e ogni volta che lo incontro riesce a sconvolgermi, facendomi sentire mancante e inadatto al cospetto di tanta grandezza.
La sua richiesta è divenuta un modello per la mia vita: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai». Questo suo osare l’ha fatto librare altissimo come un’aquila, costringendomi ad alzare lo sguardo, mentre in me un sussulto sospirava: “Voglio essere come lui”.
“Basta! Non è più tollerabile. Questa è l’ultima volta che non trovo frutto”, si sentì urlare dall’altura. Il vignaiolo accorse preoccupato. Cosa sarà mai successo? Chi o cosa ha fatto così arrabbiare il padrone? Giunto al suo cospetto, temendo per il suo lavoro e tremando per le sorti della vigna, udì invece comandarsi: “Taglia il fico!”. Lui è sì addetto alla vigna, ma è alle dipendenze del padrone: non può rifiutarsi. Il suo cuore però non può vedere una pianta morire. Che fare? Innanzitutto occorre che il padrone cambi idea. Allora intercede affinché l’albero sia risparmiato, rendendosi disponibile a curarlo per un anno. Sì, chiede al padrone un altro anno di pazienza. In questo anno lo avrebbe scalzato e concimato con del letame.[1]
Il racconto termina qua. Se vuoi sapere cosa è accaduto l’anno successivo, dobbiamo ripartire dall’inizio, ossia dalla storia originaria proposta dal vangelo di Luca sotto forma di parabola e che troverai in diverse versioni più avanti come cartina prima di iniziare il viaggio.
La maggior parte delle meditazioni, che ho avuto modo di ascoltare in diversi decenni su questo testo, ha di solito concentrato l’attenzione sul fico e sul fatto che non porta frutto, rendendolo paradigma di una fede che non manifesta opere degne del cristianesimo o all’altezza del Donatore.
Per questo, ho scelto di percorrere un sentiero più ampio che non ignora il fico, ma lo scruta in relazione al vignaiolo, che in questa edizione pongo al centro del “giardino”. Sarà costui, infatti, a divenire oggetto principale delle nostre riflessioni. Sono stato sempre attirato dal fico della parabola e dal comportamento del vignaiolo e, nel riconsiderarli, è nato questo scritto che pongo all’amorevole attenzione di chiunque stia avvertendo la necessità che si sparga del concime salutare su tutti gli alberi collocati nella vigna. Spero tu sia uno di loro.
Scrittore e blogger. Laureato in Teologia con una tesi in esegesi neotestamentaria, ha una trentennale esperienza pastorale nella conduzione di chiese. Con il Laboratorio Ministeriale cura percorsi di approfondimento biblico. Conduce rubriche televisive di edificazione cristiana, tra queste Studiando la Parola, che dà anche il nome a una collana dedicata allo studio della Bibbia. Creatore della serie di video Un minuto per te, concepiti per incoraggiare i credenti nel cammino cristiano. Tra le sue ultime pubblicazioni Un padre e due figli e Credo ai miracoli (BE Edizioni), Vi farò pescatori di uomini (Multimedia). Sposato con Gabriella, hanno tre splendidi figli e un beagle.