In Div. inst. 6.5.1 ̶ 6.24, Lattanzio rifiuta sia le definizioni di virtus esposte da Lucilio (vv. 1326 ̶ 1338 Marx) sia le riflessioni di Cicerone sull'officia vivendi e la sua nozione di honestum (Off. 1.34 ̶ 41): una dopo l'altra, esse vengono coinvolte dall'apologeta in un veemente attacco contro l'impero romano.
Considerando l'impero precristiano come basato sull'ingiustizia, Lattanzio rivendica la necessità di un ripristino della virtus, fondata sull'agnitione Dei. Dopo aver contrapposto la posizione di Lucilio sulla commoda patriai (v. 1337) come apice della virtù tradizionale romana, l'apologeta stigmatizza la sua sottostante etica utilitaristica e discute l'interazione tra politica, diritto e filosofia, su cui Cicerone avrebbe fondato la legittimità dell'imperialismo espansionistico romano.
Andrea Perruccio, Firenze, Italia.