Nel pomeriggio del 9 agosto 378 d.C., un imperatore romano morì su un campo di battaglia vicino a una città chiamata Adrianopoli, e il suo esercito fu distrutto da un popolo che l'impero, appena due anni prima, aveva accolto come rifugiati entro i propri confini. Adrianopoli racconta l'intera storia dietro questa catastrofe: l'improvvisa irruzione verso occidente degli Unni dalla steppa dell'Asia centrale, le disperate famiglie gotiche fuggite verso il Danubio in cerca di asilo da quella minaccia, e i corrotti funzionari romani che trasformarono una gestibile crisi dei rifugiati in una rivolta armata scambiando cibo con bambini ridotti in schiavitù. Segue la fatale decisione dell'imperatore Valente di attaccare prima che arrivassero i rinforzi del coimperatore Graziano, la linea di fanteria che crollò e la cavalleria che la circondò trasformando la battaglia in un massacro, e le circostanze ancora dibattute della morte dello stesso imperatore. Fa anche qualcosa di insolito per un libro su una battaglia: mette in discussione la leggenda stessa della battaglia. Adrianopoli viene spesso definita l'inizio della fine per Roma, ma questo libro esamina ciò che accadde realmente negli anni successivi, incluso il pragmatico trattato di pace di Teodosio con i Goti, e si chiede se quel celebre verdetto riveli più sul bisogno degli storici successivi di una svolta drammatica che su ciò che la battaglia stessa abbia effettivamente causato. Questa è storia militare che prende sul serio sia il sangue sia il dibattito sul suo significato.
Nel pomeriggio del 9 agosto 378 d.C., un imperatore romano morì su un campo di battaglia vicino a una città chiamata Adrianopoli, e il suo esercito fu distrutto da un popolo che l'impero, appena due anni prima, aveva accolto come rifugiati entro i propri confini. Adrianopoli racconta l'intera sto...