La mattina del 15 marzo del 44 a.C., l’uomo più potente del mondo entrò nel Senato romano e ricevette ventitré pugnalate da una folla di suoi stessi colleghi. Credevano di aver salvato la Repubblica. Si sbagliavano: era già morta, e in una generazione il giovane erede di Cesare avrebbe governato da solo il mondo romano come suo primo imperatore. Questa storia avvincente e accessibile racconta come un esperimento di quattro secoli di governo condiviso ed elettivo distrusse se stesso, e ritrae l’uomo brillante e spietato al centro del crollo. Giulio Cesare è stato sepolto sotto la propria fama: il conquistatore della Gallia, l’amante di Cleopatra, il dittatore, le frasi che tutti ricordano a metà. Questo libro recupera la storia vera, più complessa, più inquietante e assai più attuale di quanto suggerisca il busto di marmo. Perché la domanda più profonda che la sua vita pone non riguarda né le battaglie né l’amore: come muore una repubblica? Roma non fu conquistata dall’esterno. Si smantellò da sé, lentamente e poi all’improvviso, con un processo scomodamente riconoscibile oggi. Poiché quasi tutte le scene celebri provengono da autori che scrissero un secolo o più dopo — e da Shakespeare sedici secoli dopo —, questo libro segue una regola semplice: dove la traccia è solida racconta il fatto, e dove un’affermazione è leggenda, invenzione teatrale o propaganda dello stesso Cesare — l’«Et tu, Brute?» che Cesare non disse mai —, lo dice con chiarezza.
La mattina del 15 marzo del 44 a.C., l’uomo più potente del mondo entrò nel Senato romano e ricevette ventitré pugnalate da una folla di suoi stessi colleghi. Credevano di aver salvato la Repubblica. Si sbagliavano: era già morta, e in una generazione il giovane erede di Cesare avrebbe governato ...