Alessandria ellenistica — La scienza, il Grande Faro e il crogiolo culturale dei Tolomei
Per alcuni secoli straordinari, il luogo più intelligente della Terra fu una città ai margini del deserto egiziano, dove il Nilo incontrava il mare. Evocata quasi dal nulla per volontà di Alessandro Magno ed edificata dalla dinastia greca dei Tolomei, Alessandria fu il cervello del mondo antico, e questa storia viva e accessibile la riporta in vita. Ecco la città costruita, deliberatamente e a enorme spesa pubblica, attorno a un’idea sorprendente: che il sapere stesso meritasse di essere raccolto, custodito e ampliato. Nel suo cuore stavano il Museion, il primo istituto di ricerca finanziato dallo Stato, e la grande Biblioteca, il più ambizioso tentativo della storia di riunire tutto ciò che era stato scritto. Da quelle sale uscirono meraviglie: Eratostene che misurava la Terra con le ombre azzeccando quasi tutto; Euclide che scriveva il manuale di geometria ancora usato duemila anni dopo; Aristarco che poneva il Sole al centro diciotto secoli prima di Copernico; medici che scoprivano il sistema nervoso; ingegneri che costruivano porte automatiche e un giocattolo mosso dal vapore. Sulla sua isola ardeva il Faro, una delle Sette Meraviglie. Poiché Alessandria è sepolta sotto la leggenda tanto in profondità quanto lo fu sotto la sabbia, questo libro segue una regola semplice: dove la traccia è solida, racconta il fatto; dove un’affermazione è mito — le mura di farina, i settecentomila rotoli, l’unico grande incendio che avrebbe distrutto la Biblioteca —, lo dice con chiarezza. La verità su quella «distruzione» si rivela più sommessa, più triste e assai più affascinante del mito.